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Giornata della Memoria 2017

Giornata della Memoria – 2017

Scrivere della Giornata della Memoria è impegnativo e pericoloso. In entrambi i casi il nemico in agguato è la banalità. La stessa banalità che Hannah Arendt associa al “Male” quando si rassegna, in un certo qual senso, all’idea che il male perseguito da migliaia di tedeschi (e non solo…)  che si resero corresponsabili delle persecuzioni razziali, fosse dovuto non all’indole malvagia, quanto piuttosto alla completa inconsapevolezza di cosa significassero quelle azioni.
Inconsapevolezza. Che va a braccetto con ignoranza; ma non solo: l’ignoranza diventa pericolosa solo quando è accompagnata da presunzione e autocompiacimento; quando non viene vissuta come stimolo a crescere, imparare, studiare, approfondire, conoscere. E queste ultime dovrebbero essere le primarie azioni vitali del genere umano.
Non a caso le “migliori” dittature hanno sempre dichiarato guerra ai libri.
Credo sia ovvio, quanto indissolubile, il legame tra Memoria e Libro.
Nel nostro piccolo è per questo, nel più profondo, che “facciamo libri”. Ed è per questo che dedichiamo ampio spazio a temi storici e ad argomenti che tengano viva la Memoria, siano saggi, racconti o romanzi.
Insomma ogni spunto per noi è buono per contribuire a tenere in esercizio i cervelli, vive le menti e anche palpitanti i cuori.
Fin dalla nostra prima pubblicazione “Storie di Esilio e di fuga” abbiamo voluto esserci (erano gli Atti per un Convegno sulla Giornata della Memoria 2010). Ma accanto a saggi storici abbiamo creduto fosse altrettanto importante e forse per certi versi anche più efficace, veicolare la Memoria anche attraverso racconti e romanzi. “Il caso Arpur” è agghiacciante, da questo punto di vista: un romanzo in cui il protagonista viene privato del suo passato affinché le sue idee (la sua Memoria, appunto) si perdano e perdano del valore della testimonianza storica. Ma anche in “L’Eclissi di San Sabba” il tema della Memoria si interseca completamente con i fatti legati alla persecuzione “dei diversi” e dei fatti della Risiera di Trieste.
Come dicevo, nel nostro piccolo cerchiamo di dare il nostro contributo. E non me ne vogliano i lettori se, trattando di questi argomenti, inevitabilmente abbiamo dovuto inserire riferimenti commerciali. I libri sono cibo per l’anima, ma purtroppo non lo sono direttamente per il corpo; e per tenere viva l’impresa di pubblicare volumi dobbiamo sempre fare i conti con il mercato. Cioè vendere.
L’auspicio è che poi, una volta comperati, i libri vengano anche letti.

 

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